Talvolta non c’è bisogno di sperimentare in cucina per trovare ricette valide e gluten free.
E’ il caso della “ Torta d’la Madona dal Rosari” , una vecchissima ricetta Langarola che ho rispolverato per far piacere alla Manuela, celiaca e golosa di dolci.
Ingredienti super semplici e cottura lunga: via!
Kg 2 mele – meglio farinose
Gr 300 zucchero semolato
Gr 200 amaretti sbriciolati ( in teoria andrebbero bene anche quelli “normali” , che non hanno farina negli ingredienti, ma consiglio il prodotto dichiarato senza glutine per evitare contaminazioni crociate )
Gr 50 burro
Gr 50 cacao amaro
Gr 50 cacao zuccherato
N° 2 tuorli
N° 1 uovo intero
Aroma di Rhum
Cannella
Chiodi di garofano
Pelare e spezzettare le mele, cuocerle in pentola con 100 Gr. di zucchero, cannella e chiodi di garofano a piacere per 1 ora circa
Lasciar intiepidire ed aggiungere tutti gli altri ingredienti, amalgamando con cura.
Disporre in teglia imburrata o foderata con carta forno
Cuocere in forno a 160° per 1 ora.
Da provare con panna liquida o semi montata.
Saluti & salute
Enrico aka psycook
Murisengo ( AL ), 14 e 15 novembre 2009: la 42° edizione della Fiera del tartufo inizia con uno spettacolo fantastico: le colline del paese a cavallo tra le province di Asti e Alessandria sono avvolte nella nebbia...
Arrivo all'agriturismo La Zucca - www.lazucca.com - e una volta sistemati i bagagli si parte per 48 ore di trifole e goduria.
Prima tappa a San Candido di Murisengo per testare i caprini di Casa Costa casacosta1700@yahoo.it un piccolo produttore di formaggi da urlo che mi riconciliano con il mondo , quello con la emme minuscola, quello che -per intenderci - ognuno di noi ha contro.
La sera non posso che andare a trovare l'amico Chef Gianluigi Giachino di Cascina Martini a Corteranzo in Via Gianoli 15: un Menu degustazione che dà dei punti a molti nomi noti della ristorazione...non vi dico cosa ho gustato per non rovinarvi la sorpresa!
Nanna ( con una pattuglia di Carabinieri di guardia tutta la notte per la presenza nella struttura di Emanuele Filiberto...) e via a parlare con i trifolau, con i vignaioli e con il mitico Sig Dulla, il Presidente della associazione Trifolau che mi delizia con storie di cani e di nottate passate alla "cerca".
Pranzo a La Zucca - buonino, niente di più - e mi sveno per un Pico da 30 grammi.
Tutto ciò per dire 1 cosa sola: lascaite perdere le ricette complicate, le salse, le cotture difficili: se avete un tartufo da gustare date retta a Psycook:
Uovo affogato alla trifola

Acqua a 90° acidulata al vino bianco
1 uovo extra grande e super fresco
Burro ad libitum
1 crostino di pane
Rompere l'uovo in un mestolo, adagiarlo nell'acqua acidulata e cuocerlo per 3 minuti avendo cura di lavorarlo con 2 cucchiai in modo che l'albume formi la camicia.
Adagiarlo sul crostino di pane dorato con burro, e via, tartufo come se piovesse.
Poi, se ne avete voglia, anche sui formaggi!

Saluti & papille in festa
Enrico aka psycook
Ricevo ed inoltro con piacere la notizia che riguarda due grandi formaggi piemontesi
Noto ai gourmet come il “Formaggio delle viole”, il Plaisentif è una prelibata tometta che si confeziona nel mese di giugno, quando i fiori che ingentiliscono i prati degli alpeggi rendono il latte particolarmente profumato. In Val Chisone i margari lo producono da almeno cinque secoli, ma questa vera e propria rarità ha rischiato di scomparire.

Grazie a un progetto di riscoperta e valorizzazione della Comunità Montana Valli Chisone e Garmanasca e del Comune di Perosa Argentina, sostenuto dalla Provincia di Torino, se ne producono alcune centinaia di forme all’anno, confezionate con latte crudo intero, stagionate per 80 giorni, numerate e marchiate a fuoco.
L'antica ricetta è tutelata dalla Confraternita dei Cavalieri del Plaisentif.
La terza domenica di settembre durante la manifestazione “Poggio Oddone Terra di Confine”, le vie di Perosa Argentina ospitano la Fiera del Plaisentif, che ha origine nella notte dei tempi, quando i margari scendendo dall'alpeggio sostavano a Poggio Oddone, dando vita al più importante mercato della valle. Nobili e alti funzionari non facevano mai mancare il Plaisentif sulle loro tavole, mentre i margari del Delfinato lo offrivano ai governanti, affinché anche in territorio sabaudo ne fosse consentito lo smercio. Oggi il turista lo può trovare (anzi, prenotare, ma per tempo!) presso i margari della Val Chisone.
Tondo e chiaro, avvolto nell'intreccio verde e sottile dei fili di Festuca, il Saras del Fèn è una ricotta stagionata tipica delle valli valdesi, dal gusto delicato e saporito, appartenente da sempre alla tradizione casearia locale.
Il Saras viene prodotto riscaldando il siero di latte vaccino, ovino e caprino, in purezza o misto, cui si aggiunge latte intero vaccino, ovino e/o caprino, ottenuto dalla mungitura di animali allevati ad una quota superiore ai 600 metri di altitudine.
Pressato, salato e posto a stagionare - per un periodo variabile da 25 a 30 giorni - avviluppato nel fieno di Festuca spp., il Saras (detto anche Seirass, Seras, Serè, già noto nel tardo medioevo come Seracium) profuma di freschi pascoli montani.
Il Saras può essere degustato sia in tavola, ad esempio come particolare dessert accompagnato da marmellate di mirtilli, di sambuco o da miele, sia in cucina, ad esempio come ripieno o condimento di pasta fresca.
Numerose aziende produttrici hanno costituito l'"Associazione produttori Saras del fèn delle Valli Valdesi" (promossa dalle Comunità montane Val (Pellice e Valli Chisone e Germanasca e dalla Provincia di Torino) e realizzato un disciplinare di produzione ed un marchio.
Il Saras del Fèn è stato adottato da Slow Food come uno dei Presidi della provincia di Torino.
Bella storia.